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Il Panno di Casentino:
sette secoli di adattamento alle esigenze dell’uomo
e della moda. L’odierno tessuto con la superficie
riccioluta con il nome di Casentino,
periodicamente rilanciato alla ribalta dei defilè
d’alta moda, non è altro
che il discendente ingentilito di quell’antichissimo
panno rusticale
contraddistinto dai mercanti fiorentini del Trecento
con il termine di
panno grosso di Casentino.
Originario della prima valle dell’Arno, il panno
di Casentino fu conosciuto,
dal medioevo fino a tutto l’Ottocento, come un
panno rustico e sodo, ottenuto
con le lane prodotte dalle pecore di queste montagne.
Panno molto resistente, adatto alle necessità
di chi era costretto a vivere
all’aperto o continuamente in viaggio, questa
stoffa fu, da tempi immemorabili,
il vestito rituale dè barrocciai, dè fattori,
dei villani furbi, e anche de terrazzani
grassi , là dove tra Poppi e Stia e Bibbiena
si pecca senza paura, col bicchiere e
colle donne, e col cappiotto e col mazzo delle carte,
fidando nella benevolenza
del magro San Francesco...... e non di meno fin dai
tempi più antichi
si commerciava nel fiorentino e nel pratese.
Il Casentino che fu in ogni tempo un panno ispido e
peloso e ruvido a causa
delle impostazioni dettate dai governanti toscani aveva
un aspetto esteriore
molto simile al tessuto del vecchio saio francescano
e anche il colore non se
ne discostava eccessivamente, anzi risulta che i primi
colori che lo contraddistinsero furono proprio il fratino, il bigio e il
topo. La sua rifinizione piuttosto
sommaria, con pelo irregolare e senza una direzione
ben definita.
Il panno Casentino dell’antichità era insomma
un panno rozzo, apprezzato
esclusivamente per la sua alta resistenza all’usura
e alle intemperie.
Su questa falsariga nella seconda metà dell’Ottocento,
il nostro tessuto fu
appesantito ancora, per ricavarne delle coperture per
gli animali da traino,
a cui fu dato il nome di mantelline per cavalcature;
questo tipo di tessuto lo
troviamo prodotto nel Lanificio di Stia e commerciato
a Firenze tra il 1890 e il 1915.
Queste mantelline erano fabbricate con le stesse lane
indigene del panno
Casentino ed erano talmente sodate da essere ridotte
simili al feltro; già questa
era una caratteristica che le rendeva impermiabili,
ma per renderle maggiormente
garantite contro le intemperie, i fabbricanti pensarono
bene di impermeabilizzarle
anche chimicamente con l’allume di Rocca.
Sostituendo poi una delle più antiche materie
coloranti, la Robbia, con prodotti
ottenuti per sintesi, un tipo delle alizarine solfoconiugate
solubili in acqua, il
colore che ne venne fuori non fu proprio un rosso vivace
come forse desiderato,
ma un rosso aranciato più tendente all’arancio
che al rosso. Questo perchè durante
il trattamento di mordenzatura non si curò, probabilmente
per inesperienza,
la scelta più idonea del tipo di sostanza usata
come mordente.
Il nostro gagliardo panno da mantelline resistente a
ogni inclemenza della stagione
persuase i barrocciai che gli animali erano più
protetti dalle intemperie di loro,
che pure indossavano indumenti già notevolmente
pesanti, per cui, qualcuno per
primo, incominciò a cucirsi il pastrano o la
mantella, usando la stoffa arancio
sottratta al suo cavallo o mulo che fosse. Fu così
che si cominciarono a vedere
i primi cappotti arancio fatti col panno di Casentino.
Questo colore piacque e particolarmente piacque alle
signore. Si penso bene
allora di soddisfare le richieste del mercato, tingendo
in questo sgargiante colore,
assai richiesto, quel panno Casentino di tipo fratesco
di cui mai si era interrotta
la produzione. E cosi un pò alla volta divenne
l’immagine di questa valle.
Il panno verde, invece, inizialmente fu accostato a
quello arancio come fodera,
fu insomma un’espressione di buon gusto a generarlo
visto che i due colori si
completavano così bene; successivamente il verde
s’impose come l’altro colore
base nelle tavolozza del panno Casentino, andando a
formare un’accoppiata
policroma simbolo dell’industria laniera casentinese.
Purtroppo le nostre ricerche non sono riuscite a determinare
con esattezza la
data di nascita del tipo di tessuto conosciuto oggi
per Casentino cioè questo
con i riccioli sul dritto che è diventato un
classico, appunto nei colori verde
e arancio.
da: L’Arte della Lana in Casentino.1984
di: P.L. della Bordella.
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